mercoledì 16 ottobre 2013
domenica 7 luglio 2013
Pugilato: intervista a Pino Leto
Pubblicato su La Sicilia Domenica 30 giugno 2013
Molti
ricordano il suo nome per quei brillanti match che negli anni Ottanta
lo incoronarono campione italiano ed europeo dei pesi superwelter.
Eppure per molti anni questo nome rimase sconosciuto perfino a Pino
Leto stesso. Incredibile a dirsi, ma nei
quartieri degradati della Palermo degli anni '70 accadeva anche
questo.
<< Abitavo nel quartiere di san Pietro e per tutti ero u
miricano. A scuola durante l'appello quando
sentii il mio cognome risposi “presente” e fui picchiato perché
chiamavano un altro Leto. Quando chiamarono, Giuseppe Leto, per paura
non risposi e le presi ancora. Non sapevo di chiamarmi Giuseppe. Io
ero u miricanu>>.
Concluso il capitolo agonistico, Pino comincia a lavorare come
guardia giurata presso una banca e nel tentativo di sventare una
rapina, che gli costò uno squarcio sul viso di 25 centimetri, uccide
uno dei giovani rapinatori. << Ho vissuto
mesi terribili, mi guardavo allo specchio e rivivevo il tutto,
ricordo inoltre che da quel giorno la gente mi fermava non per
conoscere il campione che ero stato, ma per vedere lo squarcio sul
mio viso. Sono caduto in un baratro che sembrava non finire mai >> Ma Pino reagisce, supera
quel brutto momento e si convince che deve fare qualcosa per quei
giovani che tanto gli ricordano u miricano
bambino. <<
A questi
ragazzi ho insegnato la boxe, ma ho provato anche a spiegare loro che
la violenza serve solo a farsi odiare. Con lo sport invece hai la
possibilità di diventare protagonista per quello che sei, per ciò
che vali. Per questi ragazzi la boxe è l'ideale, nel 90% dei casi il
pugile proviene dalla strada, come Tyson, Muhammad Ali: è la strada
il motore di un pugile. La boxe ti dà subito un palco, visibilità e
non avendo né un titolo di studio, né un mestiere, né una
professione resta l'unica opportunità per il tuo futuro. Sul palco
devi unire quello che porti dalla strada, anche la fame d'affetto che
hai dentro, con le regole dello sport e sopratutto lealtà con
l'avversario. La prima pacca sulla spalla l'ho avuta in un incontro
di boxe e lì è scattata la molla, pensai: qua c'è un palco e
questa gente è qui per me, allora valgo anch'io qualcosa! Questa
idea mi ha fatto ritornare a scuola, volevo migliorarmi >>
Nel
1994 Pino pubblica il suo primo libro “Amare Palermo Amara” e nel
2010 grazie all'interesse del regista palermitano Gaetano Di Lorenzo
la difficile ma coraggiosa vita di Pino Leto diventa un
film-documentario antibullismo: Miricano,
dalla strada al ring.Nuoto: Intervista a Sabrina Seminatore
Sabrina
Seminatore, campionessa italiana nei 100 e 200 metri rana, è stata
in nazionale dal 1976 al 1985. Ha disputato molte gare, vanta diversi
titoli, anche un quinto posto alle olimpiadi, eppure la sua più
bella gara è stata una selezione. << Ho fatto il record
italiano a soli 12 anni, nel 1976, e
da allora la mia vita è stata una continua selezione.
Per andare alle Olimpiadi ho dovuto fare una selezione in più, e
inutile direi: solo se avessi battuto una ranista, già qualificata,
sarei potuta andare a Mosca. E così in una piscina fatiscente della
Germania dell'Est, con la melma alta così, ho dovuto fare uno
spareggio, diciamo la gara della mia vita, una gara del tutto inutile
perchè avevo appena fatto il record italiano anche dei 100 rana.
Vinsi, e come detentrice di entrambi i record sono stati costretti a
portarmi alle Olimpiadi, a Mosca >>. Come molti siciliani
Sabrina ha imparato a nuotare a mare, ma sono i risultati conseguiti
in piscina che le hanno permesso di arrivare a soli 12 anni in
nazionale, una piscina però che non ha agevolato la sua vita da
atleta: << Ho il rimorso di avere smesso a soli 21 anni, ma la
mia carriera agonistica è stata molto dura: ero l'unica qui a
Palermo, la piscina d'estate chiudeva ed ero costretta a fare
l'emigrante: Napoli, Milano...
Ho smesso perchè stanca, però ho smesso in auge. A 21 anni sono
entrata nel circuito master. Ho fatto dei risultati importanti perchè
chiaramente essendo un'agonista ho fatto diversi record del mondo, ma
bisogna ricordarsi sempre che quello dei master è un settore
amatoriale: i veri master sono quelli come mia madre che a 87 anni si
ostina a salire sul blocchetto per fare il tuffo>>. A chi
decide di intraprendere questo sport dice: << il nuoto è uno
sport alienante, lo sappiamo bene, mentre fatichi, l'unica tua
compagnia è la striscia nera sul fondo e il rumore dell'acqua nelle
orecchie, ma lo rifarei, mi è servito, lo sport mi ha aiutato a
crescere. Ho avuto inoltre la fortuna di avere un allenatore
eccezionale, Guglielmo Marra, un secondo padre per me >>.
Mentre
ai genitori dei giovani atleti consiglia: << i miei successi
sono arrivati anche perchè non ho avuto genitori invadenti. Anche se
i risultati ti gratificano guai ad alzare la cresta, bisogna restare
sempre umili, questo è il grande insegnamento di mio padre: il
grande sportivo di casa. Oggi vedo genitori agli allenamenti dei
figli con cronometri in mano: non se ne rendono conto, ma li
soffocano >>
Pubblicato su La Sicilia Domenica 23 giugno 2013
venerdì 10 maggio 2013
Intervista a Totò Schillaci
Chi non ricorda quei goal
che ci portarono in quel fantastico mondiale quasi alla vittoria
finale?
E quei simpatici occhi
sgranati che sembravano esplodere di gioia dopo ogni goal?
I giovanissimi lo
conoscono per la sua partecipazione alla trasmissione di Simona
Ventura, “L'isola dei famosi”, e alla terza stagione di Squadra
Antimafia in prima serata su Canale 5. Ma per la maggior parte degli
italiani resta l'indimenticabile Totò Schillaci, l’uomo delle
“Notti Magiche” di Italia `90.
Quali sono i ricordi
più belli della tua vita calcistica?
I mondiali. Per un
calciatore arrivare in nazionale è un grande traguardo, se ne
diventi pure il protagonista è il massimo. Ho vinto la scarpa d'oro
Italia 90, sono stato capocannoniere e poi durante quei mondiali è
nato mio figlio Mattia! Insomma un 90 da portare sempre nel cuore
“Notti magiche”
che videro l'Italia unità nel nome di Totò Schillaci.
Sì, ma la Sicilia
sopratutto. Noi siciliani siamo molto attaccati alla nostra terra,
abbiamo un forte senso di appartenenza e con me faceva gol la
Sicilia e i siciliani. Ecco, credo che i siciliani abbiano sentito
tutto questo. Che accoglienza che ho avuto in Sicilia! Feste in mio
onore, intere città tappezzate con il mio viso. Ero il testimonial
di una pubblicità e la gente staccava i cartelloni pubblicitari per
andare in giro con la mia faccia. Non era previsto tutto questo, mi
ritrovai pure io in difficoltà. E' stato un evento importante
trasformato in una gioia immensa.
Il calcio ti ha dato
tanto, ma cosa ti ha tolto?
Ho vissuto per il calcio.
Giocavo tutti i giorni, nei quartieri, nei campi più disastrati e a
livello giovanile ho vinto di tutto. Mi ha tolto un po' della mia
vita privata, ma è ovvio. Per arrivare a certi livelli non puoi
dedicarti ad altro; e poi, se hai la fortuna di sfondare, tra ritiri
e trasferte, sei sempre lontano dai tuoi cari.
E in Giappone?
Una decisione pensata e
ripensata. Avevo già 31 anni, e quindi sarei uscito dal giro del
calcio italiano, così ho accettato. Un'esperienza, durata quattro
anni, che mi ha arricchito tanto. I giapponesi sono molto educati e
rispettosi.
E i tuoi figli?
Ho tre figli, due femmine
e un maschio. Mia figlia Jessica, la maggiore, si è laureata e
adesso sta facendo un master; vuole diventare maestra. Mattia lavora
a Milano e poi ho una piccola bimba di 11 anni che vive con la madre
al nord, ma io vado spesso a trovarla.
Nessun calciatore in
famiglia?
Il figlio di mia sorella,
Francesco Di Mariano. Ha 15 anni e sta facendo molto bene. L'anno
scorso lo abbiamo ceduto al Lecce e vanta già 8 presenze nella
Nazionale Under 16.
Cosa non rifaresti
nella tua vita?
Di errori ne ho fatti, ma
sono cose private. Avrei dovuto fare un po' più di economia ma non
rifarei la mia esperienza politica: ognuno deve fare il proprio
mestiere. La politica non mi appassionava, e così al consiglio
comunale sono rimasto solo per due anni.
Perchè non hai fatto
l'allenatore?
Sono scelte, penso che
sia anche giusto godersi un po' la vita. Continuo ad allenarmi,
faccio partite di beneficenza, sono testimonial di alcuni eventi e
poi se una cosa mi piace la faccio Ho fatto anche l'attore, mi si
chiedeva di parlare in siciliano quindi ero perfettamente a mio agio.
Non faccio progetti. Quello che arriva, lo valuto e poi decido. Tengo
molto a mantenere la mia immagine pulita.
Hai fatto anche
“l'Isola dei Famosi”.
In questi giorni sono
stato ricontattato per l'edizione “The Best dell'Isola dei Famosi”.
Ho dato la mia disponibilità. E' stata un' esperienza dura e forte,
ma l'idea di condurre una vita selvaggia non mi spaventa. Solo le
malattie mi spaventano, e nulla più.
Con quale calciatore
sei rimasto in buoni rapporti?
Un po' con tutti:
Gentile, Paolo Rossi, Dossena. Con Tacconi vado anche in vacanza. E'
bello rivedersi: c'è chi è ingrassato, c'è chi ha i capelli
bianchi, chi è senza capelli e ci ridiamo su.
E' difficile per un
ragazzo del sud sfondare nel mondo del calcio?
Sicuramente ma perchè
siamo lontani dal calcio che conta. Tuttavia oggi ci sono le scuole
di calcio e quindi buone possibilità per essere notati. Purtroppo
non ci sono molti talenti.
Cosa consigli ad un
giovane che vuole intraprendere la tua stessa carriera?
Oggi rimpiango di non
avere continuato gli studi. Ma nel mio caso, parliamo di almeno 35
anni fa, è diverso: lavoravo e giocavo, e pur di avere qualche soldo
in tasca ho fatto diversi lavori, pure il gommista. Ai ragazzi del
centro sportivo non raccomandiamo altro: non è facile diventare
calciatori quindi se poi non ci riesci che fai? Almeno lavori per ciò
che hai studiato.
“Totò gol” chi
deve ringraziare?
La mia famiglia e
sopratutto mio padre. Io nasco in una famiglia umile e semplice, ma
nonostante tutto mi ha sempre sostenuto. E poi Mario De Luca, io
giocavo nell'Amat e lui mi ha permesso di andare al Messina.
Sogni nel cassetto?
Io ho realizzato tutti i
miei sogni, vorrei che i miei figli realizzassero i loro.
Cosa tifa oggi Totò
Schillaci?
Sono sempre stato tifoso
della Juventus, non dimentico neanche di aver giocato per l'Inter, ma
prima di ogni altra cosa sono palermitano, quindi è scontato.
Quale giocatore del
campionato italiano ti somiglia di più?
Di Natale, lui vede bene
la porta.
E cosa pensi del
Palermo?
E' una squadra giovane
con un grande futuro. Può fare un buon campionato, l'importante è
mantenersi alti in classifica. Oggi il campionato si è equilibrato e
anche il Palermo può mostrare le sue qualità. Adesso il calcio è
basato tutto sulla corsa, sulla velocità, sugli schemi. C'è molto
pressing, c'è poca tecnica: è vincente chi imposta la squadra
bene. Nel Palermo trovo che Pinilla sia un giocatore importante: è
uno che lotta. Ma tifo Miccoli, sono un suo grande amico.
Quanto contano i
tifosi per un giocatore ?
Molto. Io sono arrivato
in nazionale a furor di popolo. Anche la stampa mi ha molto
sostenuto. Ancora oggi a distanza di molti anni la gente mi chiede
autografi come se fossi un giocatore ancora in attività, quindi non
posso che cogliere l'occasione per ringraziare tutti di cuore. Su
Facebook ci sono anche numerosi gruppi creati dai miei fan e anche
diversi Totò Schillaci con la mia foto ma non sono io. Io non sono
su Facebook.
E la tua vita privata?
Sono fidanzato con un
ragazza palermitana. Conduco una vita semplicissima.
Fama, soldi ma sei
tornato in Sicilia.
Tutti me lo chiedono. Ma
a me piace Palermo, perchè vuoi trovare un posto migliore di
Palermo? Manca il lavoro certo, la città ha bisogno di più
servizi, ma io sono contento di stare qua. L'ho sempre detto: quando
smetto, torno a Palermo.
Intervista anno 2011 ( pubblicata su cult magazine)
Gli errori e gli orrori degli italiani su Facebook
Settembre
è arrivato. La scuola è già cominciata. E l'incubo, per studenti e
genitori, dei compiti e dei temi in classe è vicino. Meglio non
farsi cogliere impreparati, sopratutto se certe conoscenze riguardano
regole che si
sarebbero dovute assimilare tra il primo e il quinto anno di scuola
elementare. Un aiuto ci arriva da
internet. Si tratta di una sorta di
schema dal titolo "Impara a scrivere in Italiano
o FOTTITI" ove sono elencati ed esemplificati gli errori
grammaticali e ortografici più comuni. Circola in rete ormai da tre anni e da uno viene condiviso da quei facebooknauti che di fronte a
certi strafalcioni non si sentono di alzare bandiera bianca. Eppure
"Impara a scrivere in Italiano o FOTTITI" non è l'unica
crociata combattuta in rete in difesa della lingua italiana.
Ricordare qualcuna di queste battaglie potrebbe essere l'occasione per rispolverare in modo divertente la nostra grammatica e scovare gli errori più comuni e subdoli. Una sorta di caccia all'errore. Attenzione, si comincia.
«Ragioniere,
batti?», «Ma come
geometra, mi da del tu?» «No ragioniere, batti
lei, è congiuntivo».
E fu così,
per reazione a dialoghi come questo, che nacque nel 2006 il SIC. Ma
ad essere ignorato o sconosciuto ci si accorse che non era solo il
verbo e il suo modo congiuntivo. Anche il pronome necessitava di
protezione. << Qual'è
il gelato preferito da Maria?>>, << Uhmm, gli
piace il gelato al limone.>> . E così fu la volta del SIP.
Non erano
arrivati ancora i social network e, come è noto, essendo noi
italiani, perlopiù un popolo che “legge poco e scrive ancora meno”
qualcuno si era illuso che tutte le altri parti del discorso, nome,
articolo, avverbio..., non necessitassero di alcuna crociata in loro
difesa.
Poi arrivò
Facebook e, volenti o nolenti, se non altro per restare in contatto
con le persone della propria vita, ci siamo decisi a scrivere. A
scrivere? Insomma, a mettere nero su bianco qualche frase. Che
disastro! Altro che congiuntivo, ad essere ignorate dai
facebooknauti, molti dei quali diplomati, laureati e “masterizzati”,
sono le più elementari regole della nostra grammatica.
Un infinità
di strafalcioni stavano lì, al loro posto, da sempre, anche se
imboscati e resi irriconoscibili dall'uso della comunicazione orale.
Verifichiamo: << Ma come geometra, mi da
del tu?>> e << Qual'è
il gelato preferito da Maria? >> . Ve ne eravate già accorti,
vero? Domande corrette se dette, errate se lette. Impossibile
altrimenti accorgersi di quel terribile “qual'è” con
l'apostrofo e di quel “da” senza accento? Nessuna giustificazione
ovviamente per quel " gli piace" al posto di " le
piace".
Non c'era
più tempo. Bisognava salvare la lingua italiana e le sue regole. E
fu allora che cominciò a circolare in rete e sulle migliori bacheche
di Facebook “ Impara a scrivere in Italiano o FOTTITI”.
Contiene
strafalcioni del tipo: c'è ne sono,
c'è la fai, non c'è la faccio, non c'è l'ho, c'è l'abbiamo. Ma
anche hanno di nascita,
ha usare e
sostantivi del tipo gestazzione,
aereoporto e metereorologia.
Per non tralasciare proprio nulla nello schema viene anche ricordato
vivamente di scrivere sì (cioè
il contrario di no) con
l'accento. Eppure c'è un errore che viene commesso con una certa
frequenza da grandi e piccini e che su Impara
a scrivere in Italiano O FOTTITI
non trovate. Si tratta dell'articolo indeterminativo. Sembra che sia
sufficente, ops sufficiente, che il sostantivo cominci per vocale per
scrivere: un'orologio, un'aquilone,
un'albero
oppure (come ho scritto sopra) un
infinità di strafalcioni,
notato vero?
E se sei
siciliano ricorda
Sì NO
il nero sfina il nero sfila
gridare buttare voci ( nessuno le raccoglierebbe)
non sono
capace non mi fido
contaggiare immischiare ( il raffreddore p.es)
difettosa difettata ( la maglietta p. es.)
stranire stranizzare
ci si va? si ci va?
voce rauca voce tirata
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