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domenica 1 maggio 2011

Noi, omosessuali del territorio













Da diversi studi condotti nell'ambito dell'omosessualità emerge che circa il 7-10% della popolazione mondiale è costituito da gay, lesbiche e transessuali. Se ipotizziamo di applicare questo dato nel nostro territorio viene fuori che circa 10.000 persone del comprensorio appartengono alla comunità lgbt. Una presenza significativa, eppure di omosessualità non si parla. Perché? “Perché si vive nascosti” – riferiscono due giovani trentenni omosessuali delle Alte Madonie che, previa garanzia dell'anonimato, hanno accettato di essere intervistati. Il primo dei due ragazzi sostiene: “Impari a nasconderti e a fingere sin da ragazzino perché i primi a non capire e a non accettare sono proprio i genitori, le persone delle quali hai più bisogno. Io ho sempre evitato di parlare con loro della mia identità sessuale e così i miei genitori continuano a chiedermi quando darò loro degli eredi. So bene che non accetterebbero mai un figlio gay. Per loro si è omosessuali per scelta, credono sia un vizio e in ogni caso qualcosa di situazionale e nulla di definitivo. Un figlio omosessuale per loro è un disonore, un tradimento. Mi avrebbero preferito malato o magari drogato o perfino malato terminale piuttosto che omosessuale. Non è mai stato facile vivere qui, e così dopo le scuole superiori ho preferito lasciare le Madonie: per motivi di studio prima, per poter vivere liberamente la mia identità sessuale, poi. Se i miei genitori mi dovessero chiedere qualcosa, io negherò sempre, come tutti i miei amici, negare sempre anche di fronte all’evidenza: loro tanto non capirebbero mai.”

Anch'io ho frequentato le scuole superiori qui sulle Madonie - dichiara il secondo ragazzo intervistato - e già a scuola avevo compreso che non potevo continuare a vivere qui: gli abitanti hanno una mentalità troppo chiusa. Per la mia presunta omosessualità, dico presunta perché io non ho mai dichiarato di esserlo, venivo preso in giro, ricevevo insulti verbali e venivo chiamato frocio. Qui se sei anche solo un po’ più sensibile del maschio, così come lo vuole la nostra cultura, vieni subito etichettato gay. Io non so perché sono gay, ho sentito dire che tra i fattori che portano alla omosessualità c’è quello di avere un padre molto forte e quasi assente, ed io non ho rapporti con mio padre, e la cosa più grave è che per lui ciò è la normalità! Sarà per questo motivo che sono omosessuale? Mia madre non condanna la persona omosessuale, ma per motivi religiosi condanna le relazioni omosessuali. A lei la influenzano molto i preti. Mi piacerebbe poter parlare con mia madre: sarebbe una bella cosa essere appoggiati dai genitori ma, io lo so, loro avrebbero preferito un figlio ladro piuttosto che omosessuale. Essere riconosciuti dalla gente del paese come i genitori di un ragazzo omosessuale per loro è umiliante. E così io taccio: non ho nessuna voglia di stravolgere la loro vita. Con dei genitori così non resta che negare. Anche se, secondo me, loro qualcosa hanno capito, perché quando in tv c’è qualche scena che coinvolge omosessuali o viene affrontato questo tema mio padre comincia sempre con la solita solfa, con le solite osservazioni sgradevoli: dice sempre " se avessi un figlio così, lo manderei a zappare la terra dalla mattina alla sera" oppure "lo butterei fuori di casa! Lui lo dice sempre, beh... io me ne sto andando. Voglio andare al nord, voglio la mia indipendenza economica e chissà se un giorno dovessero chiedermelo, forse potrei dire finalmente la verità”.

C'è, invece, chi la verità ha cominciato a dirla parecchi anni fa, quando il termine omosessuale era decisamente innominabile. Poco importava se la sua omosessualità non conciliava con il sentire religioso di sua madre o se poteva essere causa di discredito sociale per la sua famiglia. I condizionamenti sociali non potevano costringerlo a vivere nella paura e nella finzione. Lui voleva vivere nelle sue Madonie. Non vuole l'anonimato, anzi. Ma poi decide che non può. Non può e non deve. Deve proteggere la famiglia di chi la sua forza non l'ha mai avuta, di chi ha deciso di fingere e di vivere nel nascondimento. Di chi ha deciso di soffocare la propria omosessualità, di simulare una eterosessualità mai avuta, di sposarsi e avere dei figli. “Quando il mio ex ragazzo ha preso questa sofferta decisione – ricorda – continuare a vivere qui era diventato per me impossibile. Ho deciso così di lasciare la Sicilia, e di rifarmi una vita altrove. So che il mio ex non è felice. E come potrebbe? Vive nella menzogna!

Anche un gay trentenne di Termini Imerese, non vuole rinunciare all'anonimato perché: “Tra Termini Imerese e un piccolo paesino madonita - spiega il ragazzo - non c'è alcuna differenza: l'omofobia è presente in tutto il comprensorio. A Termini, più o meno, ci conosciamo tutti, se esci sempre con lo stesso uomo potrebbero capire che sei gay e siccome la nostra comunità è omofoba preferisci nasconderti. Io ho scoperto la mia omosessualità quando avevo circa 25 anni. Prima di allora credevo di essere eterosessuale, avevo anche una relazione stabile con una donna che amavo sinceramente. Mi circondavo di uomini belli, ma forse la mia omofobia interiorizzata non mi faceva vedere chiaramente dentro di me. Ero perfino omofobo: ricordo che quando un mio amico mi confidò la sua omosessualità, io come risposta non lo frequentai più. E non lo frequento neanche adesso che sono omosessuale e lui una transessuale, ma comunque solo perché è passato troppo tempo e non abbiamo più contatti. E' strano, ma gli altri hanno capito prima di me la mia vera identità sessuale. Sin dalle scuole elementari venivo considerato omosessuale, e mi chiamavano frocio, forse a causa del mio modo di parlare o per il mio manierismo. Perfino il mio migliore amico lo ha sempre saputo e quando qualche anno fa gliel'ho detto lui non si è meravigliato affatto. Oggi ho una relazione non stabile con un ragazzo più giovane di me, anche lui di Termini Imerese: dico non stabile perché il mio ragazzo non si accetta, ha paura dell'opinione della gente, quindi non vive serenamente la nostra unione. Con i miei genitori non ne ho mai parlato, ma so che non lo accetterebbero mai. Mio padre, secondo me, lo sospetta: certe cose sono troppo difficili da nascondere! Neanche ai miei fratelli ho detto nulla: lo avrei voluto dire a mia sorella, ma forse è stato meglio tacere. Ho saputo che qualcuno li ha informati sulla mia identità sessuale e i loro commenti mi hanno ferito molto. Non è facile vivere nel nascondimento, ma ho imparato a conviverci: vivo alla giornata, non voglio pensare al futuro perché in una realtà come quella termitana, fatta di pregiudizi e tabù, è impossibile farlo.”

Come faccio ad andare avanti?" - si domanda una giovane lesbica prima di raccontarci la sua esperienza. “Per fortuna non lavoro al mio paese, ma quando vi torno, faccio coppia fissa con un mio amico d’infanzia, omosessuale. La gente ci cataloga come coppia che fa sesso: ma, insomma, è una copertura. Questa faccenda della copertura è molto utilizzata nel mondo omo e lesbo. È come se ci fossero due mondi, due dimensioni parallele ma diverse: il paese e Palermo. I miei amici di Palermo sanno che sono lesbica, conoscono la mia ragazza e le hanno conosciute tutte. Insieme andavamo alle Cicale, il mitico locale di Romina (adesso chiuso), la grande donna lesbica, con una gran voce da cantante, morta tre anni fa in un incidente stradale. Adesso si va all’Exit, a Palermo, soprattutto gli omosessuali ma anche noi lesbiche e in alcuni altri posti che non mi va di dirti. In paese, il mio stile di vita cambia. Io ho sempre saputo di essere attratta da persone dello stesso sesso. Non ho un ricordo preciso di quando questa consapevolezza è iniziata: è stato sempre così. Però ricordo benissimo i primi ‘accorgimenti’ messi in atto per nascondere tutto alla mia famiglia e agli amici del paese (e forse anche a me). Credo sia stato per questo che la mia ‘prima volta’ è stata con un uomo molto maturo, sposato; e io appena quattordicenne. Il ricordo più incisivo di quell’unica esperienza con un uomo è di dolore lancinante, certamente fisico ma anche intellettuale. Tre anni fa ho parlato con mia sorella del mio essere lesbica: mi ha sorriso e mi ha abbracciato sussurrandomi: l’ho sempre saputo. Ecco, per me essere lesbica è un valore aggiunto, il mio modo di essere e di vivere. Se non lo fossi, ad esempio, quell’abbraccio da mia sorella, in quel modo, non lo avrei mai avuto. C’è anche molta confusione sulla faccenda di essere o no lesbica. Diverse volte ho avuto esperienze sessuali con donne sposate, e con figli, che però si proclamavano etero, e così anche le mie amiche lesbo. Non saprei se in questo caso dovremmo parlare di bisessualità. In loro c’è tanta curiosità e poi senti sempre la solita frase (che a volte mi suona un po’ ipocrita): «è stato bellissimo, del resto solo una donna sa veramente cosa vuole una donna». Il guaio è stato quando mi sono innamorata. Adesso ci sto molto attenta, non voglio essere il premio all'asta per concorrenti curiose. Come ci si conosce tra lesbiche? Nei locali, certo, ma soprattutto nelle chat. E poi, tra lesbiche, ci si riconosce incontrandosi! È un intuito tutto… femminile.”

Le storie fin qui raccontate sono testimonianze di sofferenze taciute che parlano di pregiudizi, di violenza, di discriminazione, ma anche di paure e di conflitti interiori strazianti. Sono storie di omosessuali di questo comprensorio, ragazzi né malati, né deviati, né criminali, ma discriminati perché amano una persona dello stesso sesso. Sono omosessuali che hanno deciso di raccontarsi perché sperano nel cambiamento e perché se è vero che questo passa principalmente attraverso i canali emotivi, le loro esperienze e le loro sofferenze saranno servite a qualcosa.

Comprensorio. Omosessualità oggi

Nel territorio non esistono associazioni

Niente risorse per famiglie, comunità lgbt, luoghi di riferimento che possono offrire sostegno a persone che vivono con disagio la propria identità sessuale. Il ruolo delle istituzioni locali. Il comune di Termini Imerese aderisce al progetto RE.A.DY

Il ruolo delle associazioni lgbt in un territorio è fondamentale, la loro presenza offre all'’individuo punti di riferimento strutturati ai quali rivolgersi per le più svariate esigenze. Eppure nel comprensorio madonita non esistono associazioni, luoghi di riferimento o iniziative che riguardino gli omosessuali. L'Agedo, associazione genitori di omosessuali, di Palermo da oltre 10 anni offre sostegno alle persone omosessuali che vivono con disagio la propria identità sessuale. Ma assiste anche quelle famiglie che soffrono perché non riescono a comprendere ed accettare l'orientamento sessuale del proprio figlio. In questi anni ad Agedo si sono rivolti soltanto pochi abitanti del comprensorio, e tutti oggi vivono altrove. “Se qualcuno fa il tifo per te ti senti più forte e le difficoltà le affronti con uno stato d'animo diverso”, afferma Claudio Cappotto, psicologo Agedo Palermo. Dal comprensorio sono anche arrivate 4 o 5 chiamate di counseling o meramente informative - continua lo psicologo - ne ricordo una in particolare di un uomo che viveva in una condizione di estremo isolamento e stigmatizzazione con grossi problemi di accettazione, ma nulla di più.” Per combattere l'omofobia – conclude Francesca Marceca, presidente dell’associazione - occorrono interventi di educazione sul territorio, noi saremmo ben felici di operare anche nell'area del comprensorio, presso scuole, associazioni, ovunque pur di formare alla diversità”. Stesse conclusioni e uguali propositi vengono manifestati per e-mail da Arcigay. Daniela Tomasino, presidente dell’associazione, scrive: “Purtroppo fino ad oggi non abbiamo avuto contatti con persone residenti nel comprensorio madonita. L'omosessualità in queste zone è ancora troppo spesso difficile da dichiarare, e la migrazione di gay, lesbiche e trans verso le aree metropolitane è un fenomeno che non smette di avere numeri importanti. Per il 2011 ci siamo ripromessi proprio di concentrarci sui centri delle province di Palermo e Trapani: data l'assenza delle istituzioni pubbliche, è importante che le persone sappiamo che, se si trovano in difficoltà (legale, psicologica, etc.) possono rivolgersi a noi.” Ma promuovere il benessere delle persone lgbt non è un impegno delle sole associazioni, anche le istituzioni locali possono fare molto per creare un clima sociale libero da pregiudizi. E oggi gli strumenti ci sono. “Ogni Amministrazione comunale - afferma Cirus Rinaldi, ricercatore di Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale presso la facoltà di Scienze politiche dell'Università di Palermo - tra le politiche di inclusione sociale e antidiscriminatorie dovrebbe adottare anche quelle sul rispetto delle identità di genere e dell’orientamento sessuale. Un passo importante potrebbe essere quello di aderire a RE.A.DY ossia Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere”. In Sicilia – continua il sociologo - hanno aderito alla Rete solo la Provincia di Siracusa, il Comune di Messina e il Comune di Marineo, del quale sono stato assessore; sono ancora poche realtà ma è importante sapere che in alcuni territori verranno promossi atti e provvedimenti amministrativi a tutela delle diversità sessuali”. Ad oggi nessun Comune del comprensorio ha aderito alla rete RE.A.DY, ma diversi sindaci, contattati e informati da noi in merito, hanno mostrato vivo interesse per il progetto; interesse che il Comune di Termini Imerese ha mutato presto in impegno. "I diritti degli omosessuali sono diritti umani ai quali è chiamato a dare risposte chiunque amministri - afferma con vigore Anna Amoroso, assessore alle politiche sociali del Comune di Termini Imerese. La condizione omosessuale, da ormai troppo tempo, è diventato cavallo di una battaglia ideologica e politica, ma l'omosessualità – continua l’assessore - è qualcosa che va a toccare l' anima di una persona, e come tale, deve essere affrontata con gli strumenti dell'anima e non quelli della strumentalizzazione politica. Risulta pertanto importante promuovere culture e politiche che sappiano contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone lgbt che spesso vivono situazioni di discriminazioni nei vari ambiti della società. Il nostro territorio in diverse occasioni si è mostrato sensibile alla problematica ed è per questo – conclude Amoroso - che come Amministrazione nei prossimi giorni ci impegneremo a sottoscrivere la "carta di intenti" del progetto RE.A.DY, che voi ci avete fatto conoscere, con un adeguato provvedimento amministrativo.

Ready come aderire: http://www.comune.torino.it/politichedigenere/lgbt/lgbt_reti/lgbt_ready/ready---come-aderire.shtml)

sabato 29 maggio 2010

lunedì 24 maggio 2010

Nasce Esperonews

A tre anni dall’uscita del primo numero, Espero da questo mese è anche online. Si chiama Esperonews ed è il giornale telematico della nostra rivista. E’ sufficiente un click sul sito www.esperonews.it per visitare il nuovo supplemento. A rendere possibile questa svolta è stata l’intera redazione di Espero ma soprattutto il suo Direttore, Alfonso Lo Cascio, da anni ormai alla guida del giornale. “ Abbiamo iniziato questa scommessa – afferma entusiasta il direttore – con la passione e l’identico impegno di sempre, ed il consenso ed il prestigio di cui gode oggi la rivista ci ha incoraggiati ulteriormente ad intraprendere questo nuovo impegno giornalistico. Per chi fa informazione, – continua Lo Cascio - anche in un brandello di territorio quale può essere il comprensorio Termini, Cefalù, Madonie, la rete è ormai uno spazio irrinunciabile; siamo convinti che per questo comprensorio, in continua e veloce trasformazione, un giornale telematico possa costituire un ulteriore strumento di confronto e di crescita, ma anche di attenzione critica alla realtà”. Con grafica molto curata e accattivante, grazie soprattutto al lavoro di Cristina Battaglia, Giuseppe Ponticello e alla professionalità del webmaster Daniele Fragale, il sito di Esperonews risulta anche facilmente navigabile. Al suo interno è presente l’angolo delle notizie in primo piano e quello dedicato alle news, ma non mancano neanche le rubriche, che saranno attivate tra qualche settimana, come quella dedicata agli eventi e ai sondaggi. Una sezione speciale è riservata al mensile venduto in edicola e alle notizie pubblicate in prima pagina. Un’ interessante novità riguarda il “Come abbonarsi” alla rivista. Da oggi, infatti, il mensile Espero è disponibile anche in versione digitale: con un abbonamento annuale di € 8, anziché 10 come richiesto per l’abbonamento alla versione cartacea, è possibile scaricare in formato pdf il giornale e leggerlo direttamente sul monitor del computer, ovunque vi troviate. Un clic, dunque, per risparmiare tempo, soldi e carta: un’opportunità che i consumatori sensibili alla tematiche ambientali non si lasceranno certamente sfuggire. Da non sottovalutare neanche il link “collabora con noi”: un’opportunità a disposizione dei lettori interessati a pubblicare news sul comprensorio, ma anche un invito rivolto a chiunque volesse entrare a far parte della nostra squadra. Ampia visibilità sul sito è offerta alle imprese, studi professionali o esercizi commerciali che hanno scelto Esperonews per pubblicizzare la propria attività. Sono già diversi coloro che usufruiscono di questo servizio, tuttavia chiunque ne fosse interessato ha a disposizione sul sito le informazioni su come contattare i responsabili del servizio. Non mancano neanche i link che permettono di visitare le pagine web di alcune delle realtà più virtuose del Territorio. Si tratta del link dell’ Associazione per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali “Sicilia Antica”, dell’Associazione musicale e culturale città di Termini Imerese, del link della Judo Team Sicilia e di quello dell’Associazione Amici della Musica “ G: Mulè” di Termini Imerese. Ma la presenza di Espero sulla rete non è proprio una novità. Perfettamente consapevoli delle grandi e immense potenzialità che riserva il mondo online, soprattutto in termini di visibilità, da diversi mesi alcuni collaboratori hanno fatto sì che la Rivista fosse presente, come gruppo, anche sull’arcinoto social network Facebook: un gruppo già numeroso, a cui è possibile da adesso iscriversi anche direttamente da esperonews.it grazie al collegamento posto in basso a destra del sito. Una occasione in più che Alfonso Lo Cascio e il suo staff hanno voluto sfruttare per garantire alla collettività un servizio informativo veloce ed immediato, possibile grazie anche ai preziosi interventi realizzati dai membri del gruppo. Tuttavia il grande impegno della Rivista, unitamente al mensile acquistabile sempre in edicola, resta il nuovo supplemento online. “Ciò che vogliamo offrire ai nostri lettori – sottolinea Il direttore- è un supplemento giovane, dinamico e immediato perché un giornale online è un formidabile strumento di informazione ma anche un luogo, in questo caso virtuale, attraverso cui passa il cambiamento e lo sviluppo reale di un territorio. Vogliamo raccontare le vicende quotidiane e metterne in risalto gli aspetti più positivi, ma allo stesso tempo – conclude il direttore- segnalare le disfunzioni, le mancanze, le inefficienze, coscienti che Internet è anche una finestra spalancata sul mondo”. Ed è da questa finestra spalancata che Esperonews contribuirà attraverso notizie, rubriche, ricerche, sondaggi, cronache ma anche video e foto a presentare al mondo il nostro comprensorio madonita. Il tutto a portata di un click. Ovunque voi siate!

lunedì 21 dicembre 2009

ADDIOPIZZO TRAVEL



PUBBLICATO SULLA RIVISTA ESPERO IL 1 DICEMBRE 2009

venerdì 9 gennaio 2009

Facebook Promoter


Articolo scritto per la Rivista Espero del Comprensorio Termini-Cefalù-Madonie. Dicembre 2008

domenica 14 dicembre 2008

Etichette di antica pasta




Termini Imerese
Etichette di antica pasta
I cartoncini pubblicitari dello
stabilimento Di Cola & Figli in vendita
su E-bay e nei mercatini



I prodotti dello Stabilimento di paste alimentari Giovanni Di Cola & Figli non sono più sul mercato da oltre 50 anni. A ricordarne la produzione restano ancora poche etichette e serigrafie e qualche esemplare di packaging in vendita su E-bay e nei mercatini dell’usato. E l’antico mulino di via Libertà. Che si cerca di far vincolare.

Che una bella etichetta possa decretare il successo di un prodotto commerciale e soprattutto indurre i consumatori all’acquisto del manufatto sponsorizzato è noto a tutti; ma che questa possa riuscire ad attrarre i consumatori e ad invogliarli alla scelta per fini che esulano dal proprio valore d’uso è una vera sorpresa. E’ il caso del marchio pubblicitario dell’ex pastificio Di Cola, fondato a Termini Imerese nel 1861.
In mostra sui diversi stand del mercatino dell’usato di piazza Marina di Palermo, in un mercato in cui ci si afferma solo se si ha una certa visibilità e una immagine accattivante, le etichette dell’ex stabilimento termitano catturano l’attenzione anche di collezionisti.
Si tratta di una bella etichetta, realizzata dallo Stat. Arti Grafiche A. Bernardi di Verona, ricca di identità e di quello che nel linguaggio commerciale e del marketing viene definito sale appeal, indispensabile per trasmettere una buona immagine aziendale e per l’affermazione della produzione sul mercato.
Il corpus del cartoncino, un rettangolo orizzontale dai colori molto caldi e brillanti, presenta un riquadro in cui la scena e i colori suggeriscono figurativamente la mediterranea origine del prodotto. Se, quindi, i simboli del linguaggio iconico utilizzato, ossia l’italica Cerere con il suo fascio di spighe dorate, il giallo dei campi, il blu del cielo e del mare sono tutti elementi che concorrono a rievocare il luogo di produzione, il linguaggio verbale, ossia i grandi e vistosi caratteri tipografici “Giovanni Di Cola & Figli” e “TERMINI IMERESE (SICILIA)” , ne attesta l’identità e ne certifica l’origine.
La ormai anacronistica ma simpatica dicitura “Motori Elettrici e Gas”, posta un rigo sotto, sottolineava la natura altresì innovativa e moderna dello stabilimento industriale: un pastificio per il quale la ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione costituiva la mission fondamentale.
Ulteriori elementi figurativi, posti ai lati dell’immagine, rendono particolarmente gradevole ed elegante l’etichetta. Si tratta di monete antiche dorate e stemmi nobiliari ai quali è affidato il compito precipuo di esaltare la storicità e l’antica tradizione alimentare del pastificio; antica vocazione ulteriormente sottolineata dall’esplicitazione dell’anno di fondazione: “Casa fondata nel 1861”. Inoltre le scritte in inglese “from Italy”, posta in basso a destra, e in italiano “esportazione prodotti” attestavano la presenza del marchio Di Cola anche sui mercati esteri.
I prodotti dello Stabilimento di paste alimentari di Termini non sono più sul mercato da oltre 50 anni; a ricordarne la produzione restano ancora poche etichette e serigrafie, acquistabili anche su E-bay, e qualche esemplare di packaging, ossia delle eleganti scatole dorate contenenti ¼ di kg. di “Pastina extrafina” caldamente consigliata per le sue proprietà nutrienti, “alle persone deboli, ai fanciulli delicati, ai convalescenti, ecc.”. E, infine, resta anche l’antico Mulino Di Cola di via Libertà per il quale ci auspichiamo venga accolta la richiesta di vincolo inoltrata ben 7 anni fa alla Soprintendenza BB.CC.AA e all’Assessorato Reg.le BB.CC.AA dalle associazioni “Sicilia Antica” e “Architetti Termitani”: una richiesta di vincolo tesa a proteggere l’opificio da facili speculazioni edilizie, “affinché – come si legge nella richiesta - possa mantenere inalterata la sua dignitosa struttura industriale, magari per essere trasformata in un Museo delle Paste Alimentari, coniugando in modo congeniale la salvaguardia di tale “monumento” con una attività che lo rilanci e lo faccia rivivere.
E intanto, pur versando in un totale stato di abbandono, il vecchio mulino continua a ricordarci la grande vocazione di Termini nel settore delle paste alimentari: una città che ancora agli inizi del secolo scorso contava più di 30 pastifici.
Anna Casisa

Pubblicato su Espero, Rivista del comprensorio Termini-Cefalù-Madonie, il 01 Novembre 2008

sabato 13 dicembre 2008

Agriturismo.Al turista straniero il relax al locale mordi e fuggi

Madonie 110 & lode

L’agriturismo madonita in una tesi di Anna Casisa con laurea in Scienze Politiche

Al turista straniero il relax

Anna Casisa, 38 anni, ha conseguito nello scorso marzo il diploma di laurea in Scienze Politiche discutendo una tesi dal titolo “Autenticità, comunicazione e sviluppo nel settore agrituristico: Il caso madonita”. Relatore della tesi il professor Salvatore Costantino, titolare della cattedra di Sociologia generale e giuridica ma da laureanda Casisa è stata seguita anche dal ricercatore Cirus Rinaldi. Casisa che è una dipendente della Provincia Regionale di Palermo, dopo aver conseguito il titolo con il massimo dei voti, collabora con la cattedra di cui è responsabile il prof. Costantino.

Perché ha deciso di improntare uno studio sugli agriturismi nelle Madonie?

Per l’indagine sono state scelte le aziende agrituristiche espressamente elencate nella Guida dell’Ospitalità di Palermo e provincia, edizione 2005, a cura dell’Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico (Aapit) e in considerazione del fatto che nel comprensorio madonita ricadeva esattamente il 50% delle aziende agrituristiche presenti nella suddetta guida, si è preferito approfondire l’indagine in questa area. Il territorio madonita, più di qualsiasi altra area della provincia di Palermo, vanta una tale immagine di naturalità, genuinità e offre così tante risorse allo sviluppo dell’agriturismo da risultare il luogo ideale per questa nuova forma di turismo. Qui troviamo le più grandi aziende agrituristiche della nostra provincia, le cui estensioni raggiungono addirittura i 550 ha.

Quanti operatori turistici ha preso in esame nel suo lavoro? Si sono resi disponibili a collaborare con lei?

É stato scelto un campione di 25 imprenditori agricoli e sono stati tutti disponibilissimi: l’immediata disponibilità accordatami per la somministrazione dell’intervista e la calorosa accoglienza hanno messo in evidenza il loro notevole interesse verso le iniziative di ricerca universitaria.

In base agli studi da lei effettuati vi è concordanza tra l’offerta turistica e la domanda del territorio?

É opinione diffusa tra gli imprenditori agrituristici intervistati che il consumatore siciliano in particolare non abbia ancora un buon livello di conoscenza su ciò che è l’agriturismo. Pertanto, ciò che si aspetta il cliente e ciò che è l’offerta agrituristica non sempre convergono. Frequentemente, i consumatori locali richiedono la preparazione di pietanze per nulla attinenti all’attività agricola o alla tradizione enogastronomica locale e persino attività tipiche da villaggio turistico. Certo si tratta sempre di un mercato allettante perché permette di sostenere le presenze nei periodi di bassa stagione, ma non riesce a soddisfare quegli imprenditori attenti alla qualità dell’offerta agrituristica. Qualche imprenditore, al fine di evitare tali divergenze, prima del pranzo tiene per i propri ospiti una vera e propria lezione su ciò che è l’attività agrituristica, motivando anche il perché non troveranno mai sulle loro tavole bevande diverse da acqua, vino locale e succhi di arance siciliane. Al desiderio di offrire “sapori” unici si affianca l’esigenza di trasmettere i “saperi” tradizionali dell’attività agricola. Il cliente straniero è particolarmente gradito all’imprenditore agrituristico, non solo per motivi economici, ma anche perché risulta essere più entusiasta delle nostre tipicità e più rispettoso dell’attività agrituristica.

Pensa che il settore agrituristico possa rappresentare una leva sostenibile di sviluppo nel territorio da lei preso in esame? In che termini?

Certamente e ne sono consapevoli anche gli stessi imprenditori. In molte interviste gli imprenditori agricoli esprimono il desiderio di voler “far svegliare queste Madonie”. Riconoscono le enormi potenzialità che il territorio può offrire allo sviluppo dell’agriturismo e quanto quest’ultimo possa fare per uno sviluppo sostenibile del territorio. Attribuiscono grande importanza al patrimonio architettonico dei numerosi centri minori, all’artigianato, alle sagre, alle manifestazioni religiose e folcloristiche, ma purtroppo non sempre riescono ad usufruire di tali risorse. Troppo spesso, chiese, palazzi, dimore storiche, grotte, saline, mulini restano poco fruibili per fini turistici. Il successo di un territorio in termini di benessere locale dipende dalla capacità di tale territorio ad essere competitivo attraverso “la valorizzazione integrata” del suo patrimonio complessivo di natura ecologica, economica e sociale. Indispensabile appare quindi una maggiore organicità d’azione tra tutti gli attori locali.

Allo stato attuale sulle Madonie che tipo di turismo troviamo?

La mia ricerca ha preso in considerazione solo il turismo che orbita intorno alle aziende agrituristiche e da quello che mi riferiscono gli imprenditori, l’(agri)turista-tipo varia a seconda della sua nazionalità. In linea generale, gli agrituristi di nazionalità straniera sono famiglie quasi sempre provenienti dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Francia o dall’Olanda. Vengono in Sicilia per una, due settimane al massimo, in occasione delle loro vacanze estive o pasquali e scelgono l’azienda agrituristica madonita sia per le sue specifiche caratteristiche - tranquillità, contatto con la natura, cucina tipica - sia per la sua rendita di posizione. Il turista siciliano, invece, sceglie per lo più l’azienda per i pranzi domenicali e degli altri giorni festivi o per festeggiare battesimi e comunioni.

Quali standard ricerca un turista che visita i paesini madoniti?

Nell’immaginario collettivo le Madonie vantano un tale standard in termini di tipicità, autenticità e aria incontaminata da riuscire a impregnare di tali valori tutto quanto orbita nell’ambiente: prodotti, servizi, attività ecc. Per queste specifiche caratteristiche i paesini madoniti appaiono come i luoghi ideali dove compensare lo stress della vita moderna. La tranquillità, che qui si può godere, è la caratteristica più ricercata e apprezzata dai turisti nazionali ed esteri.

Che grado di qualità è offerto dagli agriturismi presenti sulle Madonie?

La qualità è buona, ma potrebbe migliorare ancora. Se offrire cibo buono e di qualità è stato il principio base su cui fondare l’azienda, proporre un’offerta integrata di beni e servizi di qualità è il principio su cui puntare oggi se si vuole operare in maniera competitiva. Gli imprenditori agrituristici sanno perfettamente che una struttura ricettiva se vuole restare competitiva deve operare in un territorio in cui i turisti/consumatori possono trovare qualità da ogni punto di vista: culturale, sociale, ambientale e turistico. Consapevoli che un’offerta integrata di beni e servizi riesce ad attrarre flussi di turisti sempre più legati ad una “qualità di massa”, mal volentieri accettano l’indifferenza delle istituzioni locali nei confronti delle loro richieste.

L’aspetto comunicativo relativo all’offerta agrituristica risulta efficace?

Si, ormai quasi tutte le aziende hanno un proprio sito web. Gli altri strumenti utilizzati sono: brochures aziendali, riviste specializzate, partecipazione a fiere di settore e/o sagre, accordi con tour operator e in qualche caso anche fiere organizzate dalla Camera di Commercio e dall’Istituto del Commercio Estero. La scelta di utilizzare questi strumenti si deve alla loro economicità e praticità.

Quali suggerimenti darebbe per migliorare la ricettività agrituristica?

È importante superare la già citata divergenza tra domanda e offerta agrituristica, quindi è necessario che il consumatore abbia una maggiore informazione su ciò che è l’agriturismo e che gli operatori agrituristici abbiano una maggiore coerenza di fondo su ciò che costituisce l’offerta agrituristica, riuscendo anche a non esaudire le richieste di quei turisti/consumatori poco attenti alla tipicità e autenticità dei prodotti e servizi aziendali. Inoltre mi trovo in perfetta sintonia con quegli imprenditori agrituristici che vorrebbero diminuire la quantità di cibo offerta a ulteriore vantaggio della qualità: mi riferisco soprattutto a quei prodotti enogastronomici di nicchia così diffusi nel territorio madonita.

Melania Federico

- 14 novembre 2006 -

http://www.madonienews.it/?nw=1&idp=1692%20target=





Agriturismo nelle Madonie

AGRITURISMO

Comuni fai da te per lo sviluppo del settore

Proprio in questi anni, si registra un interesse maggiore per tutte quelle forme di turismo alternativo esperite propriamente nelle zone rurali, quali il turismo verde, il turismo culturale e l’agriturismo, facendo assurgere a luoghi di attrazione turistica quelli che fino a pochi anni fa erano ritenuti soltanto luoghi di emigrazione.

Il successo registrato negli ultimi anni nel settore agrituristico manifesta chiaramente il desiderio sempre più pregnante di ritorno alle proprie radici, di legami sociali e di autenticità del nuovo turista/consumatore.

In reazione “all’omologazione del gusto” sempre più si afferma la ricerca di prodotti agro-alimentari tipicamente locali che, in quanto “tradizionali”, assumono la connotazione di cibo genuino, sicuro e di qualità.

Per quanto si tratti di un fenomeno nato e diffusosi soprattutto nel nord e nel centro Italia, il fenomeno agrituristico in Sicilia mostra i sintomi di un settore ancora in forte crescita.

L’area madonita in particolare, vanta una tale immagine di naturalità e genuinità, di natura incontaminata, di tipicità e autenticità da riuscire a impregnare di tali valori tutto quanto orbita nell’ambiente: prodotti, servizi, attività, qui molto più che altrove in Sicilia, rappresentano un vero e proprio fattore di attrazione (agri)turistica.

In considerazione del fatto che esattamente il 50% delle aziende agrituristiche presenti nella guida dell’AAPIT 2005 della provincia di Palermo ricade nel comprensorio madonita, si è preferito approfondire l’indagine in questa area.

La vocazione agrituristica delle Madonie trae la sua forza dalla gran varietà e specificità della sua rigogliosa vegetazione e del suo paesaggio, dalla cucina e dal suo ricco paniere di prodotti tipici e dalla cosiddetta rendita di posizione: trovandosi ad una distanza massima di circa un’ora e mezza dai più importanti centri turistici dell’isola, le aziende agrituristiche madonite costituiscono un ottimo luogo di partenza per coloro che desiderano effettuare l’intero tour dell’isola.

Una risorsa fondamentale per lo sviluppo dell’agriturismo madonita è rappresentata dalla presenza di piccoli centri di pregevole valore storico-artistico. Si tratta per lo più di paesi di origine medievale che hanno saputo conservare sia il loro primitivo impianto urbanistico che l’originaria espressione architettonica dell’edificato. Tappe obbligate per chiunque visiti il territorio madonita sono: Gangi, Geraci Siculo, le due Petralie, Castelbuono, Polizzi Generosa, Gratteri, Isnello, Pollina e la celeberrima Cefalù. Pur se quest’ultima città è principalmente un centro balneare, innegabile appare, tuttavia, il suo contributo allo sviluppo dell’agriturismo dei centri madoniti ad essa più prossimi: le aziende agrituristiche di Castelbuono, di Pollina o di Collesano beneficiano di una rendita di posizione considerevole, dal momento che possono usufruire anche dei consistenti flussi turistici della vicina stazione balneare. Non è raro che gli amanti della vacanza balneare scelgano proprio le aziende agrituristiche come strutture ricettive, se non altro per i prezzi più contenuti rispetto a quelli applicati dalle strutture ricettive tradizionali.

A conferma del grande valore naturale di questo ambiente troviamo uno dei tre grandi parchi istituiti dalla Regione con l’intento precipuo di tutelare le preziose risorse naturali della Sicilia.

Appare opportuno in merito segnalare quanto emerso, sempre dalle interviste agli imprenditori madoniti, circa l’esperienza di convivenza della loro comunità con l’Ente Parco delle Madonie, istituito nel 1989. In merito ai vincoli presenti nel territorio, dall’analisi delle interviste emerge che il vincolo paesaggistico è stato indicato come quello principale, tuttavia non gli viene attribuita una connotazione negativa, anzi viene considerato una risorsa, una tutela all’ambiente. Segno di una nuova e ragguardevole sensibilità, le limitazioni e i divieti che il Parco impone, per la salvaguardia e la conservazione del patrimonio madonita, appaiono alla comunità locale una garanzia per la sopravvivenza della realtà ambientale e paesaggistica nonché dell’identità rurale locale.

Tra le risorse un ulteriore posto di rilievo è costituito dall’enorme e pregevole patrimonio edilizio rurale sparso un po’ su tutto il comprensorio. Vecchi bagli, antichi frantoi e palmenti, incantevoli masserie, ma anche preziose ville patronali sono infatti la sedi preferite dalle aziende agrituristiche. Dalle analisi delle interviste emerge chiaramente che proprio grazie ai vari contributi finanziari legati al settore agrituristico molti imprenditori hanno potuto recuperare e valorizzare il patrimonio edilizio aziendale. Infatti il poter recuperare e rifunzionalizzare gli antichi edifici agricoli o patronali non più utili alla conduzione del fondo rappresenta molto spesso la motivazione che ha spinto gli imprenditori ad avviare l’attività agrituristica.

Tuttavia pur riconoscendo le enormi potenzialità che il proprio territorio può offrire allo sviluppo dell’(agri)turismo, l’imprenditore madonita lamenta l’impossibilità di poter utilizzare a beneficio dell’azienda e dei suoi avventori le risorse locali. La scarsa fruibilità del patrimonio locale (chiese, castelli, dimore storiche, grotte, mulini, saline etc.), la mancanza di organicità d’azione tra gli operatori, carenze infrastrutturali, la mancanza di trasporti pubblici che facilitino la mobilità territoriale, l’impossibilità di poter fruire, se non con mezzi propri, di servizi di primaria importanza (acqua, metano) costituiscono i principali vincoli percepiti dagli imprenditori allo sviluppo dell’agriturismo. E ancora molti lamentano quanto sia difficile migliorare l’accessibilità dell’azienda quando è necessario coinvolgere le istituzioni competenti. La cartellonistica aziendale non sempre sufficiente, ma anche e soprattutto la dissestata rete stradale (strade interpoderali, strade provinciali) costituiscono i problemi con i quali gli imprenditori devono fare i conti.

La vasta letteratura in tema di sviluppo locale insegna che il successo di una località non dipende dalla capacità e dalla competitività di una singola impresa, ma piuttosto dalla capacità dell’intera area territoriale di creare, attraverso la “valorizzazione integrata” delle sue risorse, quella unicità e specificità da rendere sempre più appetibile e competitivo il territorio.

Dall’indagine cui si dà conto emerge chiaramente che ogni singolo comune, ogni singola azienda, ogni singola comunità pensa in solitudine sul modo di ottenere benessere dal fenomeno agrituristico, quando sarebbe invece fondamentale la concertazione dei diversi stakeholder locali.

- 14 novembre 2006 -