l'anno nuovo è appena cominciato e apprendo con gioia che il mio blog ha raggiunto quota 1000 visitatori.
Colgo l'occasione per augurare a tutti voi un anno davvero meraviglioso: 12 MESI DI FELICITA', 365 GIORNI D'AMORE E PREZIOSE ORE, MINUTI E SECONDI DI SERENITA'.
E sopratutto vorrei che ricordassimo sempre che "un anno nuovo è un libro di 365 pagine vuote.." che diventi un best seller dipende solo da noi. Facciamo di ogni giorno il nostro capolavoro e mentre scriviamo... proviamo a sorridere. Sempre. BUON ANNO
“Mà pi morti accattamilla ‘na pupa:
la vogghiu cu la vesta e lu cappeddu di sita
chi grapi e ‘nchiudi l’occhi
parra, chianci e camina cu la corda!”
Io ascutava stunata cchiù d’un purpu
‘stu discursu e mi faceva rabbia e tinnirizza…
“ma no ‘a matri - ci dissi –
accussì nun ti la pozzu accattari…!”
“Io lu sapìa mà – arrispunniu ‘nfuriata –
tu nun sì comu la matri di la me’ cumpagna
ca cci accatta tuttu chiddu ca voli a so’ figghia
io ‘nveci, l’haju sempri addisiari li cosi!”
Palori chi scattianu comu trona nni la menti
palori di ‘na figghia di deci anni
ca nun sapi comu si po’ sfunnari
spirtusari, spaccari, lu cori di ‘na matri…
Siddu io putissi figghia mia
t’accattassi puru lu celu chinu di stiddi
nuddu cchiù di mia sapi chi voli diri…
” addisiari ‘na pupidda…”
Lu pinzeri è un gran viaggiaturi
e lestu è già ddà a ddu jornu di trent’anni fa:
“Mà accattami ‘u pani staju murennu di fami”
“Nun pozzu a matri lu sai picciuli nun n'haju!”
E comu puteva io addumannari la pupa
siddu nun aveva mancu lu pani?
Agghiuttennu pitittu pigghiai ‘na pezza
l’attummuliai e fici ‘na testa
ci attaccavu gammi e vrazza
ci arraccamavu l’occhi e la vucca…
“Ma chi sta’ facennu? - jttò vuci me’ matri –
affacciannusi nna lu biancu scaccheri
d’unni io assittata ‘mmenzu li scaluna di marmu
a deci anni m’invintava un misteri…
“Jecca ddocu ca pari ‘na magarìa!”
ma io cuntenta arrispunnivu:
“è ‘na pupa, ora ci fazzu la vesta!”
Cusà quali pena dintra lu so’ cori…
“Mà , accattamilla ‘sta pupa nova…”
mi scoti di li rigordi la vuci vuncia di chiantu
“si si ciatuzzu miu, ma tu nun chianciri
e fa la brava ca pi morti t’arrialu tuttu chiddu ca voi!”
26 ottobre 1980
1° PREMIO ASSOLUTO "MARINEO" SEZ. INEDITI 1981
Tratta dal volume "CHIDDU CA NUN SI VIDI" di LINA LA MATTINA
1° PREMIO ASSOLUTO " MARINEO" SEZ. EDITI 1996
Novembre è alle porte ed a Palermo è quasi tutto pronto per il loro arrivo. E’ un arrivo singolare, direi, unico forse, ma molto atteso tanto dai bimbi palermitani di ieri quanto da quelli di oggi. Si tratta dell’arrivo dei “morti”, ma nessuna preoccupazione! Palermo nei prossimi giorni non sarà meta di pellegrinaggio dei parenti d’oltretomba, si prepara semplicemente a vivere la tradizionale “Festa dei Morti”. Il 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, da noi, come in tante altri parti della Sicilia, non è sinonimo di lutto e dolore, ma di festa.I bambini palermitani attendono questo giorno con intensa trepidazione perché “per i morti” – è così che si dice da noi – arrivano i balocchi e i dolciumi: bambole, macchinine, giochi tecnologici, pistole, ma anche cioccolatini, pasticcini, biscotti e frutta secca lasciati per i piccoli della casa, come vuole la tradizione, durante la notte dai parenti defunti ritornati quel giorno sulla terra per rivedere i loro cari. Fino a qualche decennio fa il 2 novembreera addirittura atteso dai piccoli palermitani più del giorno di Natale, anche perché i doninatalizi arrivavano per la Befana e il canuto e panciuto Babbo Natale era solo il simpatico vecchietto della foto ricordo scattata sotto i portici di piazzale Ungheria!!
Mancano ancora pochi giorni, ma già agli angoli delle strade si cominciano a vedere le prime tradizionali bancarelle di giocattoli; i banconi e le vetrine delle pasticcerie sono un tripudio di colori, profumi e sapori soprattutto per la presenza della celeberrima “frutta di Martorana[i]”, coloratissimi pasticcini di pasta di mandorla e zucchero a forma di frutta, di frutta secca, di frutti di mare e legumi che per la loro perfetta fattura e per il loro intenso profumo diventano anche il souvenir preferito dei turisti e visitatori che si trovano in giro in questi giorni nella nostra città.
Le origini di questa festarisalgono alla seconda metàdel primo millennio. Come è noto, in quei secoli la Chiesa, non riuscendo a sradicare gli antichi culti pagani, per lo più di tradizione celtica, cominciò a far sue gran parte di quei riti.Nel 601 Papa Gregorio I in un edittodichiarava espressamente di non spodestare i costumi e le credenze pagane, ma di servirsene gemellandole ai riti cristiani. E fu proprio per dare un nuovo significato ai riti pagani che si celebravano in quei giorni ( nel calendario celtico il 31 ottobre era l’ultimo giorno dell’anno) che nel 835 papa Gregorio II anticipò al primo novembre la festa di Ognissanti del 13 maggio e successivamente nel 998 Odilone, l’abate di Cluny, fissò al 2 novembre la commemorazione dei defunti. Come si era sperato che accadesse, la gente cominciò adadattare le vecchie credenze, ed i riti ad esse legati, alle nuove feste e al loro mutato significato, e ancora oggi continuano a sopravvivere i riti di quando si credeva che in quei giorni, i cari estinti tornassero sulla terraper rivedere i parenti ancora in vita.Oggi come allora si continuano a preparare percena i piatti legati a questa tradizione. Tra questi si ricordano le cosiddette“ fave a cunigghiu” cucinate con il rito romano della Lemuria – nel cui seme, secondo la leggenda, si trovano le lacrime dei morti. Fino a qualche decennio fa, ma non è escluso che qualche famiglia continui a farlo perché così vuole la tradizione, si soleva lasciare la cena in tavola per tutta la notte perché i defunti potessero mangiare. L’usanza ricordava il “cunsulu” siciliano(noto ai nostri giorni con il termine cunsulatu): banchetto preparato dai vicini di casaper i parenti impegnanti nella veglia notturna del defunto. I mortierano soliti ringraziare lasciando balocchie dolci ai bimbipresenti in casa. I doni venivano lasciati dentro le scarpe o nei “cannistri”, cesti preparati la sera prima e riposti ai piedi del letto o davanti le finestre dopo la recita di una litania:
Armi santi, armi santi iu sugnu uno e vuatrisiti tanti:
mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai, cosi di morti mittiminni assai.
Oggi come allora, i genitori continuano a raccontare ai figli che se durante l'anno sono stati buoni e hanno recitato le preghierine per le anime dei cari defunti, i "morti" porteranno loro dei giocattoli, in caso contrario riceveranno una grattatina ai piedi per punizione. I giocattoli venivano acquistati dai genitori solitamente, quando ancora non esistevano i grandi centri commerciali di oggi, nella grande “Fiera dei morti”, un vero e proprio paese dei balocchi e dei dolciumi, che si organizzava pochi giorni prima nel rione dell’Olivella e che oggi è stata spostato in via Nina Siciliana, nel rione Zisa. Il mattino dopo era, e continua ad essere, una vera e propria caccia al tesoro: al risveglio i bambini cercano i giocattoli e solitamente accanto ai balocchi trovano ancora il “Cannistru” colmo di frutta secca e datteri, biscotti tipici detti “ossa ri mortu”, cioccolatini, frutta di martorana e, solitamente posta al centro del “cannistru”, l’immancabile “Pupaccena”: una statuetta di Paladino o di altri personaggi del mondo infantile fatta di zucchero e dipinta con colori molto accesi e impreziosita da scintillanti filamenti di carta stagnola o colorata. Al mattino per i più grandi la tradizione impone di far colazione con la morbidissima "muffulietta", un tipo particolare di pane di forma ovale "conzato", condito, con olio, sale,pepe, acciuga, origano e con la variante del pomodoro fresco per chi lo gradisce.
Giovanni Verga cita la “Festa dei morti”in Vagabondaggio del 1887: “ le mamme vanno in punta di piedi a mettere dolci e giocattoli nelle piccole scarpe dei loro bimbi, e questi sognano lunghe fila di fantasmi bianchi carichi di regali lucenti, e le ragazze provano sorridendo dinanzi allo specchio gli orecchini o lo spilloneche il fidanzato ha mandato in dono per i morti” E già perché a contendersi i portafogli dei palermitani in questi giorni non sono solo i giocattolai ma anche i gioiellieri perché, anche se in tono minore rispetto al passato, è d’obbligo “per i morti” portare alla fidanzata un piccolo “cannistru” con sorpresa d’oro dentro!!
La festa dei morti è un evento che per fortuna almeno a Palermo “resiste” molto bene e frasi incomprensibiliper chi non è “dei nostri” del tipo “quando sono i morti? oppure Cosa ti hanno messo i morti?” e perché no? “Talè chi mi misiru i morti! riescono ancora a sopravvivere nonostante la fortuna dell’americana “ DOLCETTO O SCHERZETTO?” * Tale dolce deve il proprio nome al luogo in cui venne preparata per la prima volta:il conventodella Chiesa della Martorana di Palermo
FONTI:
UTILITY MAGAZINE anno 2 -numero 3- settembre 2009
Ideato per mettere online gli articoli che ho pubblicato in questi ultimi mesi su alcune riviste siciliane, questo blog vuole essere anche una sorta di diario virtuale ove poter condividere conoscenze ma anche emozioni, riflessioni e pensieri conditi, ove possibile, con una sana dose di ironia e sense of humour. Non mancheranno citazioni d’autore, musica (video trovati su You Tube), fotografie e quant’altro mi colpisce e mi incuriosisce.
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