venerdì 10 maggio 2013
Intervista a Totò Schillaci
Gli errori e gli orrori degli italiani su Facebook
Settembre
è arrivato. La scuola è già cominciata. E l'incubo, per studenti e
genitori, dei compiti e dei temi in classe è vicino. Meglio non
farsi cogliere impreparati, sopratutto se certe conoscenze riguardano
regole che si
sarebbero dovute assimilare tra il primo e il quinto anno di scuola
elementare. Un aiuto ci arriva da
internet. Si tratta di una sorta di
schema dal titolo "Impara a scrivere in Italiano
o FOTTITI" ove sono elencati ed esemplificati gli errori
grammaticali e ortografici più comuni. Circola in rete ormai da tre anni e da uno viene condiviso da quei facebooknauti che di fronte a
certi strafalcioni non si sentono di alzare bandiera bianca. Eppure
"Impara a scrivere in Italiano o FOTTITI" non è l'unica
crociata combattuta in rete in difesa della lingua italiana.
Ricordare qualcuna di queste battaglie potrebbe essere l'occasione per rispolverare in modo divertente la nostra grammatica e scovare gli errori più comuni e subdoli. Una sorta di caccia all'errore. Attenzione, si comincia.
martedì 8 maggio 2012
"Campioni per la vita": la cultura della legalità in un cortometraggio
lunedì 14 novembre 2011
Madre Natura corre in nostro aiuto
SU CULT DI OTTOBREPrepararsi al freddo con i rimedi naturali
I consigli degli Arrivas: erboristi da quattro generazioni
L'inverno è alle porte. E' tempo di cappotti e cappelli, ma anche di termometri e fazzoletti. Le malattie ed i fastidiosi disturbi tipici della stagione fredda sono in agguato. Come migliorare le proprie difese immunitarie e, soprattutto, cosa fare per prevenire i mali di stagione? Un aiuto importante può arrivare dal mondo delle piante. Ecco cosa suggeriscono Matteo Arrivas e sua moglie Anna Carino, proprietari di una delle più antiche erboristerie di Palermo. Fondato agli inizi del secolo scorso in via Venezia da Antonino Ciccarello, zio di Matteo, primo italiano del sud ad avere conseguito il diploma di erborista nel Regno di Vittorio Emanuele III, il "negozio storico" da qualche anno si trova in via Napoli al civico 56.
Quali rimedi ci offre la natura per affrontare con sana energia la stagione invernale?
La medicina naturale ci offre parecchi rimedi, ma prima ancora di affrontare l'argomento piante vorremmo spendere due parole sull'alimentazione. Quello che mangiamo è determinante per il nostro sistema immunitario: diciamo pure che non è sempre tutta colpa dei microbi. La prima prevenzione contro le malattie da raffreddamento comincia a tavola. I fisici deboli e malnutriti si presentano più esposti ai malanni. Ecco che allora diventa di fondamentale importanza un'alimentazione sana, equilibrata e calda. Consumare bevande e cibi caldi nella stagione invernale aiuta molto il nostro organismo. Le insalatone estive, lo yogurt consumato a colazione, magari appena tolto dal frigo, non vanno più bene. Questi alimenti apportano freddo al corpo, e non è ciò di cui abbiamo bisogno in inverno. Ma non si devono comunque eliminare del tutto, perché la verdura cruda, come è noto, è ricca di tante preziose vitamine che troviamo, invece, in misura ridotta in quella cotta e lo yogurt ha un grandissimo valore biologico. Basta seguire qualche accorgimento: l'insalata la possiamo continuare a mangiare, purché sia di stagione, ma sempre dopo aver consumato qualcosa di caldo; e lo yogurt lo possiamo accompagnare a dei cereali tostati o, ancora, lo possiamo mangiare nella versione salata e quindi ottime le creme di yogurt, come la salsa tzatziki. E poi non devono mancare le zuppe, i legumi come i fagioli neri che hanno un grande potere tonificante. Ma non dimentichiamo neanche di consumare l'aglio, possibilmente crudo, è un antibiotico, un antisettico naturale, fluidifica il sangue e, infine, tiene lontano i vermi: quindi ottimo per i bambini. Tra i dolcificanti è da preferire sempre il miele, lo zucchero di canna, e se si hanno problemi con gli zuccheri con moderazione si può usare lo sciroppo d'acero e il malto d'orzo. Comunque buona regola è quella di variare il più possibile l'alimentazione, onde evitare di accumulare nel nostro organismo sempre le stesse tossine. Il cibo purtroppo non è più quello di una volta quindi se mangiamo, per esempio, sempre pollo apportiamo nel nostro organismo prevalentemente lo stesso inquinante, la stessa sostanza tossica: quindi la regola è variare il più possibile. Ma buona norma è anche consumare alimenti prodotti nella propria provincia o regione, i cosiddetti prodotti a km 0. Sono scelte che oltre a inquinare meno il nostro corpo, inquinano meno l’ambiente e aiutano l'economia locale. Ottimo sarebbe, infine, concludere il pasto con una calda tisana depurativa.
Eliminare le tossine diventa quindi fondamentale per una buona prevenzione?
Un eccesso di tossine ci rende più vulnerabili e quindi più esposti alle malattie da raffreddamento. Ottima la tisana a base di tarassaco, finocchio, bardana, carciofo e gramigna. Si potrebbe aggiungere anche un po' di liquirizia, ma se si è ipertesi meglio evitarla. Se si hanno problemi di digestione, se ci si sente dopo pranzo un po' appesantiti si può utilizzare un pizzico di frassino o un poco di anice. Anche la genziana e la cannella sono ottime per la digestione. Una tisana per stimolare le difese immunitarie la preparerei invece a base di echinacee, astragalo, angelica, rosa canina e eucalipto. Queste sono tutte ottime piante, tuttavia è opportuno sottolineare che un bravo erborista personalizza sempre i suoi preparati perché devono essere sempre in funzione dell'età e del sesso delle persone: la tisana per un giovane di 20 anni sarà ben diversa dalla tisana per una signora di 50 anni in menopausa. Le piante, inoltre, a seconda di come si associano tra di loro hanno proprietà diverse per cui, ad esempio, l'eucalipto potrebbe essere la base di una tisana utile al miglioramento delle nostre difese immunitarie, ma le altre piante le scelgo a seconda del sesso e dell'età della persona. Tra i minerali che stimolano le difese immunitarie ricordiamo oro, rame e argento.
Quali piante scegliere per superare i disturbi come mal di gola, tosse, otiti e naso chiuso?
Per il mal di gola è ottima la piantaggine, sotto forma di capsule, tisana o sciroppo, ma anche la malva e la vitamina C. Per la raucedine, oltre alla piantaggine, è miracoloso l'erisimo ossia la pianta dei cantori: esiste in capsule, in gocce e spray. Se si preferisce la tisana di erisimo raccomandiamo allora di addolcirla con un po' di miele. La tosse va sempre fluidificata e quindi bisogna consumare liquidi caldi. Fra le tisane le più indicate sono quelle balsamiche e quindi timo, eucalipto ma anche la calendula perché è un ottimo antinfiammatorio. Se si presenta un po' di bruciore alla gola si può aggiungere la piantaggine. Se la tosse è molto secca si possono fare suffumigi con gocce di olio essenziale di eucalipto, ma è anche una buona abitudine mantenere gli ambienti della casa ben umidificati, magari aggiungendo ancora delle gocce di eucalipto. Anche il propoli è un ottimo prodotto, è un antibiotico naturale e va benissimo sia per la prevenzione che in associazione con altri prodotti specifici. L'otite può essere molto pericolosa e quindi consigliamo di contattare sempre il medico. Noi siamo esperti di un settore molto vicino alla salute ma non siamo medici, quindi se il cliente arriva con una prescrizione medica noi interveniamo, diversamente suggeriamo sempre di rivolgersi allo specialista. Nei casi di naso chiuso consigliamo di pulire le narici con soluzione fisiologica oppure acqua e sale, basta sciogliere mezzo cucchiaino di sale in mezzo bicchiere di acqua a temperatura ambiente; se invece vi è irritazione allora meglio acqua e calendula. E infine, lo "sciroppo di letto": quando si sta male bisogna stare a letto!
Come è possibile difendere la nostra pelle e i nostri capelli dal freddo?
Intanto sarebbe opportuno consumare a tavola olio extra vergine di oliva che dona tanta elasticità alla pelle, e poi gli olii e le creme a base di Argan, avocado, burro di karité, jojoba e mandorla. Per il giorno creme che facciano da barriera, se si hanno problemi di couperose sono ottime quelle a base di vite rossa e camomilla, e di notte creme che migliorino la circolazione e che favoriscano il ricambio cellulare. Per le signore con problemi di rughe consigliamo creme a base di acido ialuronico ma è possibile assumerlo anche in gocce sia per tonificare la pelle sia per migliorare le articolazioni. Tra gli integratori ottimo è il resveratrolo, estratto dagli acini dell'uva, e la vitamina C. Per la cura dei capelli si può intervenire anche dall'interno e quindi un ottimo rimedio sarebbe quello di consumare miglio, ottimo anche per le unghie. Anche gli oli ci danno una mano, meravigliosi sono quelli di Macassar, di mandorla e di lino: strofinate un po' di olio di lino su tutta la capigliatura, lasciatelo agire per almeno tre ore, anche tutta la notte se ne avete la possibilità, e poi lavare normalmente i capelli: ma attenzione a non usare uno shampoo troppo aggressivo.
Come aiutare le articolazioni e che fare in presenza di dolori?
Anche i dolori hanno bisogno di un'indagine più accurata, quindi il parere del medico è fondamentale. Io ho la fortuna di essere anche fisioterapista quindi ho una certa esperienza, ma l'indagine medica resta fondamentale. Detto questo, sicuramente i dolori articolari si avvantaggiano dell'acido ialuronico, il quale facilita i movimenti, del magnesio, ottimo per la contrattura muscolare, e dell'artiglio del diavolo, disponibile anche in compresse. In presenza di un dolore cronico fa molto bene anche la pomata a base di arnica. Sulla parte indolenzita si possono fare, a volte, anche impacchi di sale marino grosso: riscaldare il sale in una padella chiusa con un coperchio per 3 o 4 minuti, ma attenzione mettete sempre il coperchio perché comincia a scoppiettare, quando è ben caldo versare il sale all'interno di una federa in modo da avvolgerlo più volte, onde evitare scottature sulla parte da trattare.
Le vacanze sono solo un ricordo. Come superare lo stress e la noia della quotidianità?
I giovani studenti che hanno anche delle difficoltà di concentrazione a scuola possono affidarsi alle virtù della betulla, della rodiola o dell'alga klamath. Alle signore, con un calo dell'umore associato a nervosismo e irritabilità, proponiamo l'angelica, la salvia o la rodiola rosea. Per la fiacchezza maschile meglio il ginseng o l'astragalo. Ma prendiamo anche l'abitudine di fare un bel bagno caldo prima di andare al letto: portiamo così calore al nostro corpo e tanto benessere grazie alle virtù degli oli essenziali. Lavanda oppure melissa e mandarino se ci si vuole rilassare, rosmarino se si desidera un bagno tonificante. Ma anche i sali hanno grandi proprietà, ottimi i sali del Mar Morto e il sale Rosa dell'Himalaya: perfetti alleati se si desidera anche perdere liquidi. Dopo il bagno coccoliamo la nostra pelle con creme ancora a base di agrumi e melissa che sono tanto utili per conciliare il sonno. E se mettiamo anche qualche goccia di melissa sul cuscino i sogni d'oro sono assicurati.
sabato 8 ottobre 2011
Viaggiatori tra 700 e 800 in Sicilia

Chi erano questi ulissìdi del passato e perchè affrontavano questi viaggi?
Erano giovani d'alto lignaggio, ricordiamo che molti avevano appena 22 o 24 anni, ed erano sopratutto di nazionalità francese, tedesca, inglese ma anche polacca etc. Giungevano in Sicilia spinti fondamentalmente da un grande desiderio di conoscenza e consideravano il viaggio un'occasione di formazione. Il desiderio di conoscenza, la voglia di scoprire nuovi orizzonti erano più forti dei timori suscitati dalle difficoltà che sapevano di dover affrontare venendo in Sicilia. Pertanto si preparavano a questo evento con un grande spirito d'avventura. I disagi erano notevoli: mancavano le strade, si spostavano molto spesso a dorso di mulo, la ricettività era il più delle volte assente e quelle poche locande che trovavano erano sporche e prive di servizi. E infine, dal momento che l'Unità d'Italia era ancora lontana, dovevano anche sopportare pesanti e interminabili controlli doganali e di polizia. Una volta ritornati in patria pubblicavano i loro diari di viaggio e grazie alle testimonianze di questi uomini illustri noi oggi abbiamo preziose informazioni sulla nostra terra, e quindi sulle nostre strade, sugli usi e costumi del tempo, sulle condizioni economiche e sociali degli abitanti e tanto altro ancora.
Con i francesi Houel, Saint Non e Gigault De La Salle comincia il cosiddetto “ Voyage Pittoresque” cosa si intende esattamente con questa espressione?
Il viaggio solo narrato, e quindi privo di immagini, di Riedesel - che arriva in Sicilia nel 1767 per conto dell'illustre Winckelmann e la cui prima edizione tedesca del 1771 fu letta e amata da Goethe - e di Brydone - il cui libro, con le sue ben 53 edizioni e traduzioni in francese, tedesco, polacco e perfino in russo, danese e svedese, è da considerarsi un vero e proprio best seller mondiale - non è più sufficiente per coloro i quali intrapredono il viaggio. Comincia la richiesta di testi narrati alternati ad immagini, e quindi con acquaforti, incisioni e acquetinte. Jean Claude Richard de Saint Non è colui il quale inizia il fenomeno del Voyage Pittoresque. O meglio, Saint - Non sarà l'organizzatore di questa incredibile impresa editoriale che si conclude con la produzione di questi 4 volumi legati in 5 tomi, ma in Sicilia lui non viene, manda invece Vivant Denon per curare il diario di viaggio e alcuni pittori per le immagini. Ricordiamo che Vivant Denon, il cui nome magari a molti non dirà nulla, sarà futuro direttore del Louvre nonché quel signore che, tanto per intenderci, per conto di Napoleone priverà il territorio italiano di parecchi tesori, molti dei quali oggi esposti nei migliori musei francesi
L'opera più interessante del Voyage pittoresque?
A mio avviso il lavoro di Houel. Il pittore viene in Sicilia ben due volte per un totale di 4 anni.Impara l'italiano e anche un po' di siciliano. E' lui a scrivere e a dipingere; e questo fa sì che nella sua opera ci sia una compresenza mirabile tra immagini e testo: c'è una perfetta unità.
Eppure questo meraviglioso lavoro, che ha prodotto ben 1000 disegni, in corso di pubblicazione, ha rischiato di non essere pubblicato. Si è salvato solo grazie all'intervento di Caterina II di Russia la quale acquistando 500 di questi disegni, 350 dei quali sono attualmente all'Hermitage, ha permesso a Houel di portare a termine il suo lavoro.Goethe compie il viaggio nel 1787, ma pubblica il resoconto Italienische Reise nel 1816 nelle opere complete quando riordina i suoi appunti. Tra essi vi è il viaggio in Sicilia. L'edizione delle opere complete è rarissima e, dato che in mostra vi sono solo testi originali, non è presente tra le opere in mostra.
Che idea si aveva in Europa della Sicilia?
Come afferma Salvo Di Matteo nella sua grande opera “Viaggiatori stranieri in Sicilia dagli Arabi alla seconda metà del XX secolo” fino al Cinque e Seicento la Sicilia veniva descritta come una terra di astratta fantasia, ricca di miniere d'oro, dominata da monti che eruttavano vapori e lapilli, battuta da mandrie di cavalli bradi. Proprio in virtù di tali fantasticherie la Sicilia entrò in quel tempo nei codici formativi dei giovani dell'alta società. Giunti in Sicilia trovano una terra bella, bellissima ma abbandonata. Non sono mai sprezzanti, ma si accorgono che i nostri monumenti sono tenuti male e per nulla valorizzati. In un' incisione presente nell'opera del Saint Non le colonne doriche vengono rappresentate con un ramo di erica che si abbarbica su di esse, come a voler dare l' 'idea di una Sicilia bella, una terra ricca di arte ma abbandonata: un'isola con un passato straordinario, le cui memorie però stanno lì senza cure, tesori dei quali la natura si sta riprendendo. Questo stato di abbandono esponeva le nostre antichità a facili quanto probabili depredazioni. Parole un po' forti ma è così. Molto spesso i viaggiatori tornavano nelle loro terre con molti oggetti nostri e non sempre venivano acquistati.
Un aneddoto sulle scene di vita dei siciliani di quel tempo?
Ne ricordo uno anche un po' sgradevole riportato nel suo libro da Hélène Tuzet, scrittrice francese fra i massimi esperti di letteratura di viaggio. Sembra che uno dei tanti passatempi delle dame siciliane fosse quello di liberarsi in pubblico, e a vicenda, dai fastidiosissimi parassiti che infestavano le loro teste e i loro corpi; e cosa ancora più disgustosa si recavano a tavola con le unghie ancora insanguinate.
Cercavano le memorie classiche ma incontravano anche l'arte arabo -normanna.
I primi viaggiatori non la consideravano neppure arte. E' con Gigault De La Salle che i monumenti arabo-normanni cominciano a far parte dei tesori siciliani degni di nota. Addirittura con Henry Gally Knight, siamo intorno al 1820, l'arte arabo-normanna prende il posto di quella classica: questo scrittore infatti dedica tutta la sua opera esclusivamente a questo stile.
Lei afferma che questa mostra è anche un'occasione per riempire di sostanza l'orgoglio siciliano. Cosa significa?
I giovani siciliani conoscono poco o nulla la storia della loro terra, non sanno per esempio del regno di Sicilia o dei 64 anni fondamentali di Ruggero. Questo nostro orgoglio, così ostentato e difeso quando qualcuno parla male della nostra terra, in realtà è vuoto di contenuti. La mostra di queste opere, ma sopratutto la loro conoscenza, è un tentativo per cercare di avvicinare chi vuole riempire di vera sostanza l'orgoglio di essere siciliani: orgoglio che si sostanzia nella consapevolezza che la Sicilia è stata culla di natura e cultura.
sabato 13 agosto 2011

SU CULT DI AGOSTO/ SETTEMBRE UN MIO ARTICOLO SU
Si chiamavano Lupo, Giuliano, Lo Nigro, Conti, Sansone, Spagnoli, Camarda, Spataro, ma erano noti come Lupiceddi, Dorilla o Murischi, i Nivuri, Giachelli, Sansuni, Spagnuleddi, u Mirruzzu e Spataru. Abitavano tutti per lo più nella vicina Kalsa o in quello che un tempo fu l'antico borgo di San Pietro ed erano gli storici pescatori di Palermo. A ricordarci di loro, e sopratutto a parlarci di una Palermo che non c'è più, è l'ultra ottantenne Pino Giuliano, noto nel mondo ittico più come “u zu Pinuzzu Dorilla”. “Noi, i Giuliano, – afferma con orgoglio l'anziano uomo - siamo una storica famiglia di pescatori e sicuramente la più antica tra quelle poche ancora in attività a Palermo. Da alcune ricerche, che ha effettuato mio figlio Salvatore negli archivi della chiesa Santa Maria della Pietà alla Kalsa, la nostra parrocchia, è emerso che già nel XVII secolo la famiglia Giuliano era dedita alla pesca”.Pinuzzu Dorilla è un mito tra quanti operano nel settore ittico e non c'è pescheria di Palermo che non lo conosca. E' considerato l'ultimo vecchio lupo di mare della città, e anche se da qualche anno ha ufficilamente consegnato il timone di Seconda Stella Maris, il peschereccio di famiglia, al figlio Nino, non riesce ancora a dire addio al suo mare. Quando il tempo è clemente, è facile incontrarlo insieme al resto dell'equipaggio sul pontile ovest della Cala. E' lì che Seconda Stella Maris è ormeggiata. Prende il largo tutti i giorni all'imbrunire e fa rientro solo alle prime luci dell'alba. Buona parte dell'equipaggio, dodici persone in tutto, è costituito dai figli e dai nipoti di Pino Giuliano. Oltre ai figli Nino, il comandante, Mimmo, il macchinista e Piero, il capo pesca, ci sono i giovani nipoti Giuseppe e Attilio, rispettivamente figli di Nino e Piero. Tutti abilissimi pescatori, ma nessuno riesce a fiutare il mare come il vecchio. Non serve l'ecoscandaglio quando c'è lui sulla barca, dove indica di calare le reti il pesce c'è sempre. E non solo. A seconda della schiuma che fa il mare o dell'arricciamento delle acque o ancora ra morti i l'acqua ( quando tramonta il sole ) Pinuzzu Dorilla riconosce il pesce che sta sotto. E così se gli si sente urlare “ fitura ri anciova” l'equipaggio sa che si tornerà a casa con un bel carico di acciughe.
“Come conosce la costa mio padre non la conosce nessuno - afferma suo figlio Salvatore. “Il litorale palermitano ogni dieci metri ha un nome diverso, tutti nomi antichissimi e mio padre è uno degli ultimi depositari di questo antico sapere, ricorda ancora perfino i nomi della costa di quel tratto di mare oggi occupato dal nuovo porto, come “porto pidocchio”, oggi non più esistente”. Si commuove l'anziano pescatore quando ricorda la sua vita in mare, un mare troppo in fretta abbandonato, dimenticato, e ingiustamente in una città il cui nome significa “tutto porto”. Lungo i pontili della Cala ancora agli inizi della seconda metà del secolo scorso, trovavano ricovero tutti i pescherecci di Palermo. Per chi giungeva qui alle prime ore dell'alba, non era difficile assistere al rientro delle barche cariche sempre di tanto e prezioso pesce azzurro pescato “alla Barra” o al “ Vievitru”, rispettivamente a dodici e otto miglia da Palermo. Sardine, bope, sgombri, acciughe e sugarelli costituivano per lo più il frutto di una intera notte trascorsa in mare. Subito dopo lo sbarco sulla banchina prendeva vita la vendita all'asta del pescato: un folcloristico vociare tra clienti e rigattieri, incomprensibile ai non addetti ai lavori. Della vivacità di quei giorni resta ben poco oggi: qualche anziano pescatore con la sua piccola barca e “Seconda Stella Maris”: il peschereccio dei Giuliano, l'ultima grande imbarcazione della pesca al Cianciolo della Cala e ancora in attività.
